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Basilico Genovese Dop: il marchio

15-01-2010 Paese che vai, basilico che trovi. E che alle volte arriva anche sulle nostre tavole e nei nostri negozi, magari spacciato per “nostrano”.
Il basilico non è solo genovese, solo ligure, solo italiano, solo europeo. E’ coltivato in diversi Paesi, certo non con lo stesso risultato. Cambiano le condizioni metereologiche, la composizione del terreno, le tecniche di coltivazione, il tipo di sementi utilizzate. Tutto questo dà vita a un caleidoscopio di proprietà organolettiche. Tra queste svettano quelle del basilico genovese, che si distingue per determinate caratteristiche e che è alla base del famoso pesto genovese. Ha una foglia di dimensioni medio-piccole, forma ovale, convessa e di colore verde tenue. Il suo profumo è delicato e non presenta quella traccia di menta che invece si riscontra in altre varietà.
Ma come riconoscerlo nei nostri negozi e non incorrere in “falsi” più o meno d’autore?
A tutela dell’autenticità del nostro basilico, nel 2008 è nato il Consorzio di tutela del Basilico Genovese Dop. Ne fanno parte i basicoltori che aderiscono al disciplinare di produzione del Basilico Genovese Dop. Tra questi sei sono operatori del circuito del Parco del Basilico: Roberto Casotti, Giuseppina Gaggero, Emanuele Genta, Francesco Ratto, Ruggero Rossi (vice presidente del Consorzio), Sacco Giovanni Battista. E la stessa sede del Consorzio si trova nel quartiere del Ponente genovese, in via Pra 63.
Come per le altre Dop (Denominazione di origine protetta), anche quella del Basilico Genovese, rilasciata dopo un lungo iter nel 2005 dalla Commissione Europea, riconosce a questo prodotto determinate caratteristiche qualitative dovute essenzialmente alle peculiarità del territorio.
“Nel caso del Basilico Genovese – commenta Ruggero Rossi, vice presidente del Consorzio - è stato dimostrato come l'ambiente della Liguria e le tradizioni sulle tecniche di produzione tramandate nel tempo, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile e da tutelare”.
Il Basilico Genovese DOP è quello prodotto solo sul versante tirrenico della Liguria dai produttori iscritti al sistema di certificazione. A loro è richiesto di attenersi a precise tecniche di produzione. Il disciplinare prevede infatti la coltivazione tradizionale e il confezionamento dei bouquet con piantine intere. Il documento indica anche quale tipo di sementi utilizzare, specie Ocimum Basilicum L. di ecotipi o selezioni autoctone, e le caratteristiche della pianta.
Secondo il disciplinare la coltivazione del Basilico Genovese Dop può essere effettuata in ambiente protetto e in pieno campo. E’ invece vietata la produzione di Basilico Genovese Dop su substrati privi di terreno naturale. Infine il disciplinare indica le regole per il corretto confezionamento del basilico da commercializzare fresco, con il mazzo piccolo o “mazzetto” e il mazzo grande o “bouquet”, e per la trasformazione.
“La presenza e la riconoscibilità sul mercato – commenta Gianni Bottino, settore economico Coldiretti Liguria – del Basilico Genovese Dop, come avvenuto per tutte le altre Denominazioni di Origine Protetta, darà modo al consumatore di conoscere e apprezzare il prodotto. E quindi di aumentarne la domanda. In questo processo quindi la questione della corretta etichettatura e tracciabilità del prodotto è fondamentale. Spesso, infatti, sui banchi dei mercati e dei negozi, troviamo indicazioni scorrette sulla provenienza del basilico, come “basilico ligure” o “basilico di Pra” e nessuna etichettatura che certifichi la provenienza del prodotto”.
Proprio a questo scopo, da qualche mese, il Consorzio ha creato un’etichetta identificativa che aiuterà il consumatore a riconoscere il vero Basilico Genovese Dop.
“L’etichetta – prosegue Ruggero Rossi - mostra due marchi: quello del Basilico Genovese Dop e quello della denominazione di origine protetta. Questi due simboli sono presenti, insieme ai dati del produttore, sul sacchetto di nylon oppure sulla carta che avvolge la base del bouquet. Adesso il nostro obiettivo, anche attraverso la partecipazione a iniziative e eventi dedicati, è quello di diffondere questo marchio tra gli operatori del settore ortofrutticolo per aumentare la richiesta e anche le adesioni al Consorzio, che oggi conta una trentina di soci distribuiti nelle province di Genova, Savona e Imperia”.


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