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Coldiretti: dalla parte del lavoro, dell’ambiente e dei consumatori

07-02-2010 Filiera corta, tracciabilità, qualità del prodotto.
Sono le parole d’ordine del nuovo modo di fare agricoltura e allevamento secondo Coldiretti. Una risposta al mercato moderno e alla crisi economica. Una strategia che non rimane certo lettera morta sulla carta, ma si trasforma in iniziative concrete sul territorio

“Proprio insieme all’Agenzia di Sviluppo GAL Genovese – interviene Germano Gadina, presidente Federazione Regionale Coldiretti - presto daremo il via alla vendita diretta a Genova, dove allestiremo un mercatino dei prodotti delle nostre aziende una o due volte la settimana. Allo stesso tempo stiamo portando avanti con il Comune l’ipotesi di organizzare la stessa cosa nel vecchio mercato del Carmine”.

Zootecnia, ortofrutticoltura, viticoltura, floricoltura, olivicoltura, agriturismo. La mappa degli ambiti di attività dei soci di Coldiretti è eterogenea.

“Il settore zootecnico – riflette Gadinaè quello che vive la situazione peggiore. Basti dire che nell’ultimo anno i capi bovini in Liguria sono scesi di un terzo. A breve avanzeremo alla Fondazione Carige una richiesta di finanziamento proprio a sostegno della zootecnia genovese”.

Le cause di questa sofferenza sono da ricercare nel mancato cambio generazionale degli allevatori e nella crisi del mercato del latte. Qualcuno ha convertito la propria attività; altri, specie i più giovani, hanno puntato su nuove soluzioni: la vendita diretta con i distributori di latte crudo oppure la creazione in azienda di mini caseifici.

“Il problema, che poi coinvolge tutto il mondo agricolo
– prosegue Gadina, è quello del prezzo troppo basso del prodotto all’origine. Come Coldiretti la nostra battaglia è quella di far crescere questo prezzo, ecco perché stiamo fortemente insistendo sull’etichettatura e sulla rinoscibilità del prodotto”.

E’ del 2003 la legge di iniziativa popolare, promossa da Coldiretti che ha raccolto circa un milione e mezzo di firme, per l’etichettatura obbligatoria dei prodotti agricoli.

“Adesso – spiega il presidente della Federazione Ligure Gadina il prossimo obiettivo è quello di arrivare a una legge regionale che dia valore aggiunto ai prodotti locali. La strategia deve essere quella di raggiungere nuove tipologie di mercato, come la ristorazione collettiva. Non dimentichiamo che la vendita diretta ha migliorato la qualità del prodotto grazie anche a politiche di innovazione e formazione degli operatori. Dopo gli scandali del vino al metanolo, della BSE, dell’aviaria l’agricoltura ha cambiato il passo e anche la nostra politica come Associazione di settore. Settore tornato al centro del sistema economico, anche in conseguenza della crisi finanziaria del 2008”.

Il valore aggiunto dell’agricoltura oggi passa anche dalla sostenibilità ambientale di un’attività che è sinonimo di tutela e presidio del territorio.

“Lo vediamo ancor meglio dopo le gelate e le piogge delle scorse settimane
– conclude Germano Gadina. Laddove non c’è la presenza dell’uomo che cura e coltiva il terreno, è un disastro. Ovunque si sono inevitabilmente presentate frane e smottamenti. In Liguria abbiamo una quantità impressionante di terre incolte, che potrebbero essere sfruttate e valorizzate dal lavoro dell’uomo.
Troppe nostre imprese stanno coltivando minuscoli mappali su cui insistono decine di proprietari spesso irreperibili e addirittura morti e di cui non sono mai state fatte le successioni. Occorre fare in modo che la legge sulle terre incolte diventi uno strumento davvero utile e favorire la pratica dell’uso capione per quei terreni di cui non si conoscono più i proprietari. Terreni dove magari un giovane interessato all’agricoltura potrebbe iniziare la propria attività, supportato dai servizi e dalla consulenza della nostra Associazione”.



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