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Il recupero di Case Lovara a Punta Mesco

21-03-2013
Giovedì 21 marzo 2013 è stata firmata una dichiarazione di intenti tra Regione Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre, Comune di Levanto, Comune di Monterosso al Mare e FAIFondo Ambiente Italiano in relazione al progetto di recupero di “Case Lovara” a Punta Mesco (SP), 45 ettari di terreni con tre piccoli fabbricati rurali che il FAI ha ricevuto in donazione nel marzo 2009.

Il Promontorio di Punta Mesco separa l’insenatura di Levanto da quella di Monterosso, in un paesaggio straordinario con ampi scorci a picco sul mare: aree boschive, per lo più lecceti e zone a pino d’Aleppo, si alternano a macchia mediterranea arbustiva e a piccole porzioni di uliveto e vigneto. Un territorio modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo che, senza alterarne i delicati equilibri, ne ha esaltato la bellezza: la necessità di terrazzare i declivi per poter lavorare i terreni in forte pendenza verso il mare, ne ha fatto uno dei più caratteristici e affascinanti paesaggi della Liguria.

Questo luogo di notevole valenza storica, culturale e paesaggistica - situato in un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Parco Nazionale delle Cinque Terre, nel territorio del Comune di Levanto attiguo all’Area Marina Protetta delle Cinque Terre – richiede però oggi la riqualificazione delle aree naturali, il recupero degli ambiti agricoli abbandonati e il restauro degli edifici, secondo un modello di fruizione dell’area sostenibile e innovativo.

Nell’ambito degli studi propedeutici alla redazione del Piano del Parco Nazionale delle Cinque Terre e del Piano di Gestione del SIC Punta Mesco, i firmatari della dichiarazione di intenti hanno individuato “Case Lovara” come sito pilota per il recupero di un insediamento agricolo rurale all’interno di un’area SIC, per valutare le interazioni e gli impatti delle attività agricole e rurali sull’ambiente naturale e sulla biodiversità.

Il sito “Case Lovera”, infatti, per contesto e caratteristiche risulta particolarmente significativo per lo studio delle problematiche paesistico-ambientali dell’area e per questo le ricerche, le verifiche e le valutazioni ad esso riferite potranno essere proficuamente impiegate per altre realtà simili nell’ambito del Parco.

In particolare il sito di proprietà del Fondo Ambiente Italiano è stato individuato come modello: per la redazione di un progetto sperimentale di recupero e riqualificazione colturale orientato alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari, al controllo dell’erosione e alla valorizzazione della biodiversità del paesaggio rurale; per la verifica dell'efficacia degli interventi, sia da un punto di vista ambientale che economico, in un’ottica di gestione sostenibile del paesaggio.

Per perseguire questo obiettivo il FAI ha stipulato due importanti convenzioni: una con l’Università di Firenze, Laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Gestione Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali - GESAAF  (resp. scientifico prof. Mauro Agnoletti) finalizzata allo studio degli aspetti paesaggistico-ambientali e della biodiversità e al recupero delle pratiche agro-forestali tradizionali e un’altra con l’Università di Genova, Dipartimento di Scienze per l’Architettura – DSA  (resp. scientifico prof. Stefano Musso), finalizzata al recupero conservativo dei manufatti nonché alla loro rifunzionalizzazione nel rispetto della particolarità dei luoghi anche mediante l’adozione di metodi a ridotto impatto ambientale.

Il documento firmato oggi sottolinea una volta di più la necessità che la tutela del territorio passi attraverso la corretta manutenzione delle sistemazioni agrarie tradizionali e il recupero del rapporto colture-paesaggio mediante la conservazione delle conoscenze locali, non solo per le tecniche colturali ma proprio per le sistemazioni del terreno e dei suoi manufatti di servizio che, in particolare attraverso i terrazzamenti, hanno permesso nel tempo di regolarizzare le piogge e i flussi idrogeologici.


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